martedì 21 febbraio 2012

Facce da Identità: gli chef che hanno fatto breccia nel mio cuore



Ve lo dicevo già nel primo post dedicato ad Identità Golose 2012, l’anima del congresso sono stati gli chef in tutte le loro declinazioni e specializzazioni. Ognuno diverso dall’altro, c’erano quelli “dolci”, quelli “salati”, quelli “pregiati&stellati”  e quelli “di campagna”, ma tutti avvolti dalla passione per il loro lavoro. Sì, questa è la sensazione che mi è stata trasmessa da ognuno di quelli che ho avuto la possibilità di ascoltare. Dai più estroversi ai più impacciati si evinceva proprio questo, c’era quello sicuro del fatto suo che rispondeva spedito alle domande più personali e quello che invece, preso dall’emozione, iniziava a balbettare, ma tutti, nel momento in cui si trovavano a dover parlare del proprio piatto, si trasformavano, ritrovandosi a descriverlo con quanto più orgoglio e amore potessero provare.
Altro che chef-star come ormai ci vengono proposti dai media, loro erano lì, pronti a raccontarsi e soprattutto a divertirsi e a condividere queste giornate con i colleghi, gli amici e tutti i presenti.

Senza troppe difficoltà alcuni hanno letteralmente fatto breccia nel mio cuore e non parlo in termini esclusivamente gastronomici:

Aimo e Nadia: nonostante le grandi ovazioni e le standing ovation sono sempre apparsi in pubblici in punta di piedi, facendo quasi spallucce come a dire «ma noi facciamo solo quello che ci fa star bene!». (Il Luogo di Aimo e Nadia)


Moreno Cedroni e Mauro Uliassi: due uomini nessun perché! Frizzanti, divertenti, una coppia da cabaret tra i fornelli. Impressionanti i tempi scenici, quasi come se provassero il loro intervento da giorni. Due chef che hanno le rispettive attività a pochi passi l’una dall’altra e che hanno sposato la tecnica di marketing più politically correct, quella de “l’unione fa la forza”. (Cedroni- Madonnina del pescatore; Uliassi - Ristorante Uliassi)
Cappelletti di Zia Elena - Uliassi


Stevie Parle: l’inghilterra fatta ragazzo… un motorino nel parlare (povera traduttrice costretta ad interromperlo per riuscire a tradurre il più possibile) e nel cucinare. Una personalità forte ed ironica (humor inglese, obviously :p) che racchiude tra i fornelli gli stili di tutto il mondo. (The Dock Kitchen)
Gnudi verdi all'olio d'oliva toscano


Felice Sgarra: la Puglia scorre nelle sue vene forse in pari percentuale con il sangue, si emoziona tantissimo parlando della sua terra! Quello che più mi ha colpita è l’idea di realizzare un orto a fianco del suo ristorante di appena un anno di età, non un orticello e basta, lui lo a definito «Orto à porter», avrà un’estensione eccezionale di 500 mq e una duplice utilità, quella di servire la materia prima per la realizzazione di alcuni piatti del ristorante e quella  educativa. Gesto nobile e di sicuro interesse! (Ristorante Umami)
Spaghettoni di taralli con pomodorino di Torre Guarceto
su pesto di 
cristauri e caciocavallo podalico


Franco Aliberti: colui che nonostante avesse riempito un’intera sala con parenti, amici, tifosi, clac e chi più ne ha più ne metta è riuscito a creare intorno a me l’atmosfera che più mi rende serena e felice.
Durante la sua lezione l’aria era intrisa di magia, una magia che profumava di cardamomo, camomilla e caffè&latte.
Questa forse è stata la lezione che avrei desiderato durasse di più, la mia espressione sarà stata con molta probabilità quella di una bambina dentro un negozio di caramelle, gli “wow” che saranno usciti dalla mia bocca suppongo non si riescano a contare. 
Mi perdonino coloro i quali non amano i sentimentalismi, ma io davanti a bolle di sapone al cardamomo, zuppa inglese scomposta in bolle golose (la migliore della mia vita e che mangerei senza mai fermarmi per quanto fosse delicata e gustosta), krapfen come cuscini profumate alla camomilla e biscotti che solo dall’odore sembrano farti tuffare con loro dentro una tazza di caffè&latte non riesco proprio a non restare incantata.
Franco ha per l’occasione realizzato anche delle dispense che non sono da meno in fatto di suggestioni “bambinesche”, infatti, prima della spiegazione dettagliata delle ricette, vi sono delle immagini che illustrano i piatti. È inutile che vi descriva a parole le sensazioni che ho provato guardando quelle immagini, lascio a voi il piacere… eccole:
Ricordi...

Zuppa Inglese in Bolla...
Insomma, il Pasticcione mi ha letteralmente conquistata con la magia e con il suo «disordine controllato». (Osteria Francescana)



Enrico e Roberto Cerea: lì per lì, quando li sentivo parlare e li vedevo all’opera, non mi suscitavano alcuna particolare emozione, bravi sì, anche bravissimi nel loro mestiere, ma nulla di diverso da tanti altri. Poi qualcosa è cambiato, i due fratelli si erano impegnati nel riuscire a far gustare all’intera platea uno dei loro piatti forti: i paccheri con salsa di pomodori, basilico ligure e grana padano; la particolarità? Preparati e mantecati espressi sul palco. Come mi hanno conquistata? Assolutamente facendomi risentire quel sapore di casa misto a golosità infinita, ho gustato quei paccheri con grande dedizione e contemplazione. Una goduria che non riesco ad esprimervi a parole! (Relais & Châteaux)
Paccheri con salsa di pomodori, basilico ligure e grana padano  

Massimo Bottura: l’uomo che incarna un’altra mia anima, quella della comunicatrice pubblica, una lezione che a tratti suona come un comizio sul bene pubblico con parole volte a sensibilizzare i cittadini sulle ricchezze e le potenzialità del Bel Paese, sullo scambio di conoscenze, che insiste sul concetto di guardare al passato senza nostalgia, ma con intelligenza.
Lui che, con una “semplice” pasta&fagioli, va «dal classico all’avanguardia passando per sua nonna».
È un uomo che a molti potrebbe sembrare semplicemente pieno di sé, ma per me è lo Steve Jobs della cucina italiana, innamorato del proprio lavoro come si ama l’amore della propria vita, orgoglioso e fiero di parlare, ma soprattutto di diffondere il suo pensiero e le sue conoscenze, «stay foolish stay angry» sarebbe potuta essere perfettamente una sua frase. Quando parla della sua Brigata ha gli occhi che brillano, non sono trattati come figli, ma come se fossero le parti di uno stesso corpo che devono imparare a convivere e soprattutto a collaborare tra loro, seri nelle azioni, ma sorridenti in volto.
A dirvela tutta, andrei all’Osteria Francescana non per mangiare seduta al tavolo venendo servita e riverita, ma per poter condividere il momento del pasto nel retrobottega insieme a tutta questa brigata di mattacchioni, per poter quindi respirare un po’ di quell’energia già tanto forte solo a sentirla raccontare.
Unici rimpianti, non essere riuscita ad assaggiare i suoi piatti (o quasi), Bottura si preoccupava tanto del fatto che tutti in sala potessero assaggiarli che continuava a ripetere ai camerieri di non limitarsi a servire solo le prime file, ma anche di andare in fondo e di lato… peccato che io mi trovassi in quinta fila e al centro, che in quel caso era un pelo più lontana dalle prime (non sapete quante volte il piatto è arrivato a chi mi sedeva di fianco e non a me XD) e troppo vicina per essere “in fondo”; ringrazio però chi ha acciuffato (lo scoprirete nella prossima puntata) un piattino con lo stecco al foie gras e me lo ha passato :p, almeno un piatto l’ho stretto tra le mani e gustato!
Stecco al foie gras
(scusate la pessima fotografia, ma tutta colpa della fretta e della gola...
chissà se me lo fregavano :p)
E per ultimo quello di non essere riuscita a presentarmi, ma sono certa che non mancheranno occasioni… e fidatevi, non è una frase che si dice come quando si parla di qualcuno famoso, mi sarebbe davvero piaciuta una chiacchierata con lui :) (Osteria Francescana)


Heinz Beck: mi è venuto istintivo definirlo un “concentrato di dolcezza”; lo conoscevo dalla TV, ma dal vivo è veramente il massimo, per me è la versione maschile della Signora Minù, dolcissimo, disponibile, a tratti imbranato (in senso bonario e non nell’arte culinaria) e di certo ironico.
Il modo perfetto per terminare questa tre giorni fatta di sorrisi, insegnamenti e piccoli momenti di intensa magia. (La Pergola)

Per le chicche vi rimando alla terza puntata... restate connessi ^_^
***Gialla***

6 commenti:

  1. wow beata te che hai potuto esperienzare tutti questi chef !!!!!!!!!!!!

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  2. ma che meraviglia!!! Cosa non avrei fatto per mangiare anch'io quelle prelibatezze!!! smack!

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  3. E' bellissimo!
    Complimenti!
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