lunedì 23 luglio 2012

Frittata al limone al forno lardellata: sembra arrosto ma non è, serve a darti l'allegria!

Frittata al limone al forno lardellata
Sembra arrosto ma non è, serve a darti l'allegria!!!
Già... questa frittata ha sprigionato per casa, oltre che un odore da svenimento di arrosto, tanta, tantissima allegria.
Eravamo io e Saponetta, stavo preparando la cena aspettando l'arrivo di mamma e papà quando lei si avvicinò a me chiedendomi cosa stessi cucinando, "una frittata al limone al forno" - le risposi - "oggi cenetta leggera, aggiungiamo solo un po' d'insalata di pomodoro ed il gioco è fatto" - continuai. Bastò, però, solo mezzo sguardo che tutte e due pensammo la stessa identica cosa... Avevamo ancora una carovana di pancetta in frigo, perché non trasformare la nostra semplice frittata in qualcosa di più goloso? Le calorie cambiavano non eccessivamente considerando che ne avremmo mangiato solo un pezzettino e poi, detto onestamente... mamma natura ci aiuta e gli strappi alle regole ce li possiamo concedere (e fu così che le maledizioni di chi è in dieta perenne mi fecero ingrassare di 10 kg XD). Ecco quindi che nasce la nostra frittata al limone al forno lardellata... un "materassino" soffice, profumatissimo e sul quale passerei le ore :p

domenica 22 luglio 2012

Quizzone #1: il POMELO, questo sconosciuto


Pomelo

Trovare oggetti ed alimenti sempre nuovi è qualcosa che mi piace tantissimo ed altrettanto lo è poter condividere le mie scoperte (sia serie che facete).
Qualche giorno fa, aiutata dalla foto che vedete qui sopra, ho lanciato sia sulla pagina Facebook di Gialla tra i fornelli, che sulla bacheca del mio profilo il primo QUIZZONE. "Di che si tratta?" - chiesi. Le risposte sono state delle più varie da quelle serie a quelle pazze e divertenti: 
  • okra
  • taccola
  • pisello
  • cetriolo
  • zucchina
  • legume
  • carruba
  • carrube verde
  • dolce al pistacchio
  • foglia di aloe
  • foglia di una pianta grassa
  • foglia di sanseveria impolverata
  • pianta grassa che ho nel balcone ma non so come si chiama
  • avocado
  • calippo alla menta
  • fagiolina gongelata
  • Patatina aliena surgelata
  • buccia di anguria candita
  • crepe nutella
  • vaniglia
  • dito di un marziano
  • Tagliatella verde al microscopio 

Purtroppo nessuno ha indovinato. Ci saranno altri "quizzoni" per rifarsi e per i prossimi sarà previsto anche un premio, restate collegati sulla pagina facebook di Gialla tra i fornelli e sarete aggiornati ;p

Andiamo al nostro "oggetto" misterioso...

L'ho scovato qualche poco più di una settimana fa all' Auchan nel reparto della frutta secca. Si tratta, infatti, della buccia di un frutto disidratata. Il sapore è gradevole, inizialmente indefinito, poi lievemente aspro, ma comunque piacevole da gustare. La confezione da 250 g è quasi finita, mancano circa quattro pezzettini :) 

Pomelo

Il frutto in questione è il POMELO (Citrus maxima o Citrus grandis) conosciuto anche come pummelo o pampaleone (In Liguria è chiamato comunemente sciadocco, derivazione di Shaddock, nome del capitano inglese che lo introdusse in America), appartiene al genere dei Citrus ed è della famiglia delle Rutaceae.
Il nome Pomelo deriva da una parola di origine sconosciuta "pampelmoose". 
Non ci si deve far fuorivare dal nome che nulla ha a che vedere con la mela e il pompelmo. Non è un incrocio con nessuno dei due tipi di frutta, è piuttosto uno dei tre i progenitori di tutti gli agrumi (gli altri due sono il cedro ed il mandarino).
Pomelo
Fonte: Trip Advisor
Pomelo
Fonte:  Cookalicious
Pomelo
Fonte:  Cookalicious
Caratteristiche:
La sua forma è simile a quella di una pera, la buccia può tendere al verde o al rosa ed è piuttosto liscia; il colore della polpa va dal giallo paglierino al rosa fino ad arrivare alle tonalità del rosso.
Cresce fino a 30 cm di diametro e può pesare fino a 10 kg. Presenta, come nel caso del cedro, una notevole quantità di pappa meglio detta albedo. Il sapore del frutto cambia in base alla varietà, in generale quello a polpa bianca è più dolce, rispetto a quello a polpa rosa che è più acido e di norma non consumato fresco. Gli spicchi sono rivestiti da una buccia sepessa che spesso viene levata e non mangiata.

Provenienze:
Questo agrume ha origine, più di quattromila anni fa, nel sud dell'Asia e della Malesia.
Intorno al 100 d.C. fu introdotto in Cina, dov’è presente tutt’oggi. È presente anche in Thailandia, in Giappone, nel sud dell'India, in Indonesia, in Nuova Guinea, a Tahiti, in Israele ed in California.
Si racconta che venne introdotto in Giamaica nel XVIII secolo dal capitano inglese Shaddock che diede anche il nome locale al frutto. Il cognome di questo capitano è ancora ricordato anche in Liguria dove il Pomelo è noto come sciaddocco.

Stagionalità:
Come tutti gli agrumi è un frutto invernale anche se, essendo di importazione, è possibile reperirlo tutto l'anno. 
La stagione del Pomelo dura da settembre a gennaio, ma alcuni coltivatori cinesi tendono a conservarli nei periodi di siccità e rivenderli dopo a prezzi più alti. 

Consumo e utilizzo:
Quando fresco, vengono mangiati gli spicchi al suo intero che vengono sgranati ed usati nelle insalate o con i legumi.
La buccia può essere candita o disidratata così come avviene per le arance ed i limoni, ad esempio. Sempre da questa possono essere estratti degli oli essenziali; mentre i fiori sono utilizzati per la produzione di profumi ed il legno della pianta (duro ed a grana fine) è impiegato per la realizzazione di manici per utensili.

Calorie, valori nutrizionali e proprietà:
100 gr. di polpa = 30-35 kcal
Il Pomelo contiene principalmente: vitamina C, beta-carotene e vitamine del gruppo B (compresa la B9 "acido folico" particolarmente importante per le giovani mamme durante la gravidanza).
E' ricco in potassio che ha la poprietà di tonificante per il cuore; inoltre aumenta la vitalità, migliora l’umore, rafforza le energie e la capacità lavorativa.
Fornisce una sensazione di sazietà e accelera la sintesi delle proteine e dei grassi, nell’organismo, utile per coloro che desiderano o devono mantenere una dieta ipocalorica per migliorare l’aspetto fisico.
Contribuisce a regolare la pressione arteriosa e a prevenire l’arteriosclerosi. È, inoltre, ottimo per il trattamento e la prevenzione dell’asma.

Curiosità:
- Nelle Filippine e nel Sud-Est asiatico si fanno decotti di foglie, fiori e scorza utili per il loro effetto sedativo nei casi di epilessia e tosse forte. 
- Il decotto caldo delle foglie si applica su gonfiori ed ulcere.
- Il succo di frutta viene usato come febbrifugo.
- I semi sono utilizzati contro tosse, dispepsia e lombaggine.
- La gomma che trasuda dagli alberi si raccoglie in Brasile e si usa come rimedio naturale per la tosse.
- E' considerato un frutto di buon auspicio. In Malaysia, in coincidenza con il Nuovo Anno Cinese (verso febbraio, periodo di raccolta), il Pomelo viene offerto come dono.
- il suo nome nelle altre lingue: inglese = Pomelo, Pummelo, Chinese grapefruit, Pommelo, Shaddock, Jambola; olandese = Pompelmoes; francese: Pomélo, Pamplemousse; tedesco: Pampelmus; spagnolo: Pomelo; cinese: Guanxi honey pomelo; italiano = Pampaleone, Pummelo, Sciadocco, Cedrangolo (o Cetrangolo); israeliano = Jaffa,

Reperibilità:
In Italia è possibile acquistarlo nei negozi cinesi e in alcuni supermercati.

Approfondimento: 


Buona ricerca e buoni futuri quizzoni a tutti ^_^
***Gialla***



giovedì 19 luglio 2012

Panino-puzzle: il mio panino d'autore

Panino-puzzle: il mio panino d'autore (la tavola)

Panino = cibo veloce = poco salutare. 
Mai pensiero fu più lontano dal mio concetto di panino.

Nella mia famiglia il termine “panino” ha sempre suscitato acquolina; nella maggior parte dei casi sceglierlo come sostituto del pasto “completo” classico è più una questione di gola che di esigenza per tempi stretti.

Sarà che a Palermo uno dei cibi di strada per eccellenza è un panino, sarà che anche in pieno inverno, basti solo che ci sia un timido raggio di sole, siamo in riva al mare a mangiarne uno tostato o sarà semplicemente che siamo golosi

Scegliere il panino da ordinare al locale, così come prepararlo da soli in casa, è quasi un gioco; una sfida di gusto e profumi alla ricerca di accostamenti sempre nuovi.

Come accennavo prima, il rapporto che un individuo può avere nei confronti un qualsiasi genere di pasto, dipende dal contesto in cui è cresciuto, dalle sue regole alimentari e dal modo che ha di condurre la propria vita. A tal proposito, sono stati messi in atto uno studio ed un relativo progetto da parte della Negroni, azienda che si è posta l’obiettivo di andare «alla scoperta dei vari entroterra storico-culturali, dei dati sociologici – e -  delle mille curiosità che orbitano attorno al pianeta del pane e companatico».  Collegandovi alla pagina web  avrete a disposizione non solo maggiori informazioni sul progetto e sulla storia del “panino”, ma potrete anche accedere ad un ricco archivio di panini d’autore proposti da grandi chef.

Dalla scorsa settimana, lo spazio dei panini d’autore vede la partecipazione anche dei foodblogger, «perché – si legge – paninodautore “vive” e comunica anche attraverso il web». Tra questi ci sono anche io!

Ho deciso di partecipare all’iniziativa non solo con una proposta di panino, ma con un invito a giocare e ad osare

Panino-puzzle: il mio panino d'autore


Panino-puzzle: il mio panino d'autore


Il gioco

Le regole sono poche e semplici: invitate degli amici a cena; per non affaticarvi troppo, rischiando di non godervi la serata e per rendere il tutto ancora più divertente, chiedete ad ognuno degli invitati di portare un ingrediente a loro scelta (magari quello che per loro non può mancare dentro al panino); ponete tutto il pane ed il companatico in tavola, scaldate le piastre e affilate i coltelli; aprite la mente e la pancia e lasciatevi ispirare da tutto ciò che avete davanti e non.
Scopo del gioco: divertitevi a creare le combinazioni più gustose e anche più azzardate condividete le vostre creazioni con gli altri... cedere un morso del proprio panino non ha mai fatto male a nessuno (tranne che chi assaggi non detesti un ipotetico ingrediente nascosto XD).

Panino-puzzle: il mio panino d'autore (gli ingredienti)


La mia tavola ed il mio panino

Panino-puzzle: il mio panino d'autore

Ogni amico ha i suoi gusti, le sue preferenze e le sue fisime; è per questo che la varietà di pane e companatico è fondamentale per la riuscita di una serata di questo tipo.

Di certo, alla mia tavola non mancheranno mai diversi tipi di pane così come tante salse d’accompagnamento per i più golosi, comprese quelle fatte in casa come, ad esempio, la crema di pere e senape.

Il mio “panino d’autore sa di pancetta dorata, formaggio “fondente”, pera piccante, lime fresco e orto “arrostito”, il tutto avvolto dal croccante pane di rimacino.

Questo panino racchiude in sé il mio essere e la mia identità… c’è la mia terra d’origine rappresentata dal tipo di pane scelto, dai peperoni e dalla cipolla arrostiti che sono spesso presenti già cotti dai fruttivendoli palermitani; la terra che porto nel cuore, ovvero l’America, con la pancetta fritta; il tocco etnico dato dal lime; la passione trasmessa da papà per i "formaggi alternativi alla solita mozzarella nei panini"; ed infine, il mio tocco creativo dato dalla crema di pere e senape.

giovedì 12 luglio 2012

Babbaluci (lumache) rossi e bianchi del Festino di Santa Rosalia


Babbaluci (lumache) rossi e bianchi del Festino di Santa Rosalia







                                       
“Babbaluci a sucari e fimmini a vasari nun ponnu mai saziari”  
(lumache da mangiare e donne da baciare non saziano mai!)
Sabato partiranno i festeggiamenti per il Festino; la festa che si svolge a Palermo in onore della sua patrona Santa Rosalia.

A questa festa e a quella di Sant’Agata ho dedicato la mia tesi di laurea triennale sull'organizzazione di eventi cittadini.

Questa festa palermitana ha una grandissima valenza simbolica più che dal punto di vista religioso, da quello folkloristico. Negli ultimi anni è stata oggetto di teatrini di contestazioni per il vecchio (finalmente!) sindaco Cammarata, che per salvaguardare la sua persona è venuto meno più volte a quello che è uno dei momenti più significativi della manifestazione, ovvero salire sul carro della beata e urlare a tutta voce: “Viva Palermo e Santa Rosalia!”.

Capitolo sindaco a parte, a fare da cornice ai pochi momenti religiosi e alla grande festa corredata da spettacoli, luci, canzoni e fuochi d’artificio ci sono le bancarelle appartenenti  agli acquaioli, ai siminzari (sono i venditori di calia, ossia ceci tostati, e simenza, il seme di zucca rossa essiccato e salato, calia e semenza costituiscono quello che viene chiamato u'scacciu, di cui fanno parte anche i cruzziteddi, castagne secche, le noci e altra frutta secca e altrettanto tradizionali sono i lupini tenuti a bagno in acqua salata) e ai mulunari (venditori di angurie grosse e succose, immerse in tinozze piene d’acqua "ghiacciata" per mantenerle fresche); buoni affari fecero, nei tempi passati, anche i sigitteri, cioè coloro che affittavano sedie. 
Anche i dolci sono protagonisti della festa: le caramelle, la petrafennula o cubbaita, per esempio, fatta di frutta secca e/o sesamo amalgamati con zucchero caramellato ed i bummuluna che con il loro profumo invadono l'aria; i protagonisti immancabili con l’appuntamento gastronomico del festino di Santa Rosalia sono, però, i babbaluci (dall’arabo babush (lumaca) per la somiglianza dell’involucro di questa alla scarpe orientali che hanno la punta rivolta verso l’alto. Da babush deriva anche il modo siciliano, babusce, di chiamare le pantofole),  lumache vendute in quantità impressionanti in questo periodo.

Nei miei ricordi e nella vita odierna i babbaluci sono sempre stati preparati da mia nonna materna, la stessa di cui vi raccontavo la passione per la cassata siciliana
Ammetto di essere una “pentita” di questo piatto, da qualche anno, infatti, non riesco più a mangiarlo; non chiedetemi il motivo, non lo so proprio... resta comunque il fatto che ogni volta che l'ho davanti il suo profumo mi inebria lo stesso :) (anche quando l'aglio resta intrappolato nelle stanze di casa per lunghe ore!). 

Ogni volta che la nonna li prepara li fa nelle due classicissime versioni: bianchi (aglio e olio) e rossi (pomodoro a pic pac).

Oggi ve le propongo entrambe; per di più, sono state dettate direttamente da lei per telefono ieri sera quando l’ho chiamata per farle gli auguri per l’operazione che subirà domani.

mercoledì 11 luglio 2012

Frullato alle ciliegie e limone: quando rimandare non è corretto

Frullato alle ciliegie e limone
Certo che l'essere umano è strano, spesso serve il famosissimo "cacazzo" (spavento) perché si convinca a farsi controllare.

Io sono giorni, meglio settimane, che rinvio la visita dall'oculista; una visita estremamente banale, ma per la quale non ho  (o meglio non ho voluto) trovato un momento libero nelle mie giornate e solo perché mi avrebbe costretta a non vedere per un paio d'ore, massimo tre. Dicevo: "come faccio a staccarmi dal lavorare al PC per così tanto tempo?!" - o - "come faccio a non poter andare in giro?!". Insomma, una cretina!!! In fondo sono solo poche ore di disagio e se mi fermo non succede nulla!

A cambiare le cose è stata la falsa partenza dei miei occhi avvenuta questa mattina... erano le 8.15 ed io ero quasi pronta per andare in palestra quando BUIO! Nel senso che ho iniziato ad avvertire fitte fortissime agli occhi, non sopportavo la luce e le palpebre si chiudevano rifiutandosi di aprirsi ad ogni mio comando. La sensazione che ho provato è stata tremenda; cosa sia successo non lo so, probabilmente il fatto che abbia cambiato il tipo di lentine o magari qualche prodotto usato in questi giorni, resta il fato che il dolore era difficilmente sopportabile. Per fortuna il tutto è rientrato riposando in penombra per un paio d'ore. Ora gli occhi bruciano solo.

Frullato alle ciliegie e limone
Saponetta 
vuole rubare il mio frullato!!!
Ad ogni modo, questa falsa partenza mi ha fatta convincere del fatto che trovare una mezza giornata da dedicare ai miei occhi non è poi così difficile. In realtà mi stupisco di me stessa, io che parlo sempre di prevenzione, di controlli, di non prendere le cose sotto gamba... ho fatto la fine di quelli che accusavo di menefreghismo. Probabilmente il responso del'oculista non sarà per niente brutto, magari dirà che i miei occhi giganti (è stato appurato scientificamente che li ho più grandi della media :p) stanno benissimo o che sono solo occhi da "supermiope" quale io in effetti sono (-13 di miopia); resta comunque il fatto che devo smettere di rinviare le cose!!!

Detto ciò... ne approfitto per non continuare a rinviare la pubblicazione di un frullato alla ciliegia profumato al limone (la rubrica continua!) che ho preparato qualche pomeriggio fa. Rispetto a quello con l'anguria è meno "dal sapore d'estate", ma è senza dubbio fresco e profumato.

Frullato alle ciliegie e limone
Frullato alle ciliegie e limone

giovedì 5 luglio 2012

Frullato anguria e yogurt: come sentirsi in vacanza pur lavorando

Frullato anguria e yogurt

Se  state leggendo questo post vuol dire che non state sguazzando in acque limpide, non siete spalmati su uno scoglio o su finissima sabbia a prendere il sole e non state nemmeno poltrendo, di conseguenza, questo è il post che fa per voi!

Ormai lo sapete, io non sono mica una persona "normale", spesso viaggio più con la mente che col corpo e no, non mi drogo! 

Un paio di pomeriggi fa ero schiaffata con la faccia davanti al PC (vedi che novità!), stavo lavoravo ad un articolo, mi aggiornavo, saltellavo tra letture carine e divertenti e letture piuttosto seriore quando, durante una di queste ultime, scatta in me la voglia di mare, di odori fruttati "da spiaggia", di acqua fresca e rigenerante... lo so lo so... avrei potuto fiondarmi sotto la doccia e al massimo spalmarmi di crema al cocco, invece ho optato per un frullato fresco, dissetante e soprattutto che profuma d'estate.

Mica solo il cocco sa di "momenti marini"... non so dalle vostre parti, ma qui a Palermo, soprattutto in spiaggia, si alternano i signori del "cocco bello" con le madri di famiglia che escono da enormi borse in perfetto stile Mary Poppins contenitori stracolmi di pezzettoni d'anguria ben fredda (quando va bene) o, in alternativa, il frutto ancora da affettare raggiungendo l'apoteosi quando questo,  in tutta la sua interezza, viene fiondato in acqua per essere mantenuto al fresco; chissà se, quando ad optare per questa soluzione ecocompatibile di refrigerio sono in più di una famiglia, vengono usati simboli distintivi, che ne so... graffiti realizzati con la chiave della macchina o del portone di casa per esempio... oppure se basta bussare sulla dura buccia e aspettare che qualcuno risponda e possa dichiarare la propria provenienza?!

si prega di non bussare

Ritornando al frullato, di norma non controllo mai le quantità di ciò che frullo, in fondo ogni volta è un esperimento, spesso è un mix di "quello che c'è"; la mia mamma me ne ha preparati sempre tanti e non le ho mai visto prendere in mano la bilancia ed io faccio come lei, mi regolo a gusto, a voglie del momento. Ci sono giorni che ne desidero uno cremoso, altri più liquido, altri ancora più o meno freddo o con i pezzettoni di frutta dentro. Insomma, vado ad occhio e ragiono con la pancia, di conseguenza, ogni volta che amici, parenti e conoscenti si trovano a richiedermi le dosi precise sino ad ora ho sempre risposto: SPERIMENTATE! 

Oggi, però, inauguro anche la sezione dedicata alle ricette dei frullati così faccio contenti coloro i quali non si sentono ancora pronti per sperimentare e magari do qualche nuovo spunto a chi già lo fa :)

domenica 1 luglio 2012

Pasta di zucchero: Torta campetto di calcio

torta campetto di calcio
Pronti per stasera? Pronti per la finale? Io sono prontissima... e mi raccomando, ricordiamo che è uno sport, che se esultiamo in fondo non è orgoglio "italiano", ma calcistico; lo sport visto in termini nazionalistici muore col fascismo... smettiamola di bacchettare e fare i superiori... se volete facilitato il compito, sostituite il nome della squadra; facciamo così,  quelli "impegnati nella cosa pubblica" che si sentono "offesi" dal comportamenti dei cittadini-tifosi italiani facciano finta che non si chiami ITALIA... la chiamino Juve, Milan, Inter, Napoli, Udinese, Lazio, Palermo, Torino o quello che vi pare... La vita sociale, l'impegno sociale, non si possono paragonare ad una partita di calcio e non si può condannare chi esulta per la vittoria di una squadra!!!

Scusate lo sfogo, ma sono stanca dei titoli dei giornali e di coloro che confondono sport e politica o meglio che strumentalizzano questi due aspetti che potrebbero benissimo coesistere se visti nella giusta ottica.


Ritornando all'Europeo, per l'occasione vi mostro una torta "calciosa". 

Era una giornata tremendamente calda di un anno fa, avevo a disposizione solo un paio di ore per realizzare questa torta che sarebbe stato il regalo, da parte mia e di Nannao, per la Prima Comunione di un bimbo a cui teniamo tantissimo; un bimbo che ho cresciuto come babysitter un po' di anni fa, che abita nel mio stesso palazzo e che, come dice il mio papà: "è il suo figlio maschio!", quindi il mio fratellino acquisito.
Credo che se leggesse che gli do del "bimbo" salirebbe di corsa a urlarmi contro; lui che è diventato altissimo, lui che viene da me chiedendomi di aggiornare il suo mp3 con le canzoni più in voga del momento, che mostra orgoglioso medaglie e coppe vinte nelle sue gare di atletica, che accompagna i miei pomeriggi estivi con i suoi gridolini mentre gioca con gli amici nel viale del residance facendomi tornare indietro di un po' di anni quando al suo posto c'ero io.
Tatino, così lo chiamiamo, è non soltanto uno di famiglia, ma è anche l'inventore del soprannome della mia metà. Era un pomeriggio primaverile, eravamo in salone davanti la mia moltitudine di videocassette di cartoni animati, Tatino avevo solo un paio d'anni e, durante la ricerca di quella da vedere, esclama: "i Nannao, voglio vedere i Nannao!!!".
Questa più o meno la mia faccia: o.O "Tati, chi sono i Nannao?". Il cucciolotto si avvicina alla videocassetta scelta e me la mostra, erano Gli Aristogatti!
Da quel giorno, ogni gatto venne chiamato Nannao e siccome la mia dolce metà si definisce un gatto, ha preso questo soprannome :)

La torta è particolarmente semplice e veloce da realizzare: la base e la farcitura sono  rispettivamente un pan di Spagna al cacao e una crema al cioccolato; la copertura è in pasta di zucchero come il bordo erboso; le linee del campo sono in glassa reale (che purtroppo ha sofferto molto il caldo restando poco soda); i pupini li ho acquistati in un negozio che si occupa di addobbi per feste, se avete un po' più di tempo a disposizione rispetto a quello che avevo io, potete fare anche questi con la pasta di zucchero.


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