mercoledì 29 febbraio 2012

Operazione fast-food-Italy! Chicche e confessioni dalla settimana milanese #3


Continua la carrellata sulle chicche che ho portato con me dalla settimana milanese...

Chicca #3
(operazione fast-food)

Questa, invece, è la proposta innovativa e provocatoria di Davide Scabin (Kombal.Zero)tre modi di servire la pasta all'interno di un chioschetto per strada... le idee sono carine, le presentazioni invitanti aiutate anche dai colori accesi, ma c'è ancora qualcosina da migliorare (giudizio da utente goloso). 

  • Il fusillone wrap (piadina con verdure e fusilli all'arrabbiata) risulta decisamente scomodo da gestire, tempo due secondi avevo già la patacca di sugo sui jeans -.-";
  • i condimenti in versione "spalmabile" della penna squeeze (che partono da una base di "cacio&pepe") a prima vista sono inquietanti (sarà colpa del "tutto frullato" o del "lunga conservazione"), anche se devo dire che quello alla carbonara è una piacevole scoperta (però, perdonatemi, la ciccetta sotto i denti è tutta un'altra storia);
  • per quanto riguarda lo spaghettone twa -"take away" - hanno invertito le lettere per evitare similitudini con il termine "TAV" (medaglione di pasta precotta, polpetta di carne, verdure disidratate e brodo di vitello), anche lui inquieta un po', sarà che in versione compressa mi ricorda il filo di pasta che resta abbandonato a mollo nell'acqua bollente della pentola o incastrato nello scolapasta (bleee). In questa proposta, però, c'è un elemento sul quale io, Daniela e La Rossa ci siamo trovate subito in accordo... le verdure disidratate, veramente ricche di sapore! Ci sono piaciute talmente tanto che abbiamo espressamente chiesto che vengano commercializzate come snack :p 

Con la "PASTA WARRIORS" Scabin ci ha lanciato una provocazione, avvicinarsi al mondo culinario dei giovani proponendo ingredienti di qualità, ma simulando i gesti che questi compiono nei fast food. 


A provocazione, a mia volta, rispondo con una provocazione: 
  • vista la grande tradizione italiana del cibo da strada, c'è davvero bisogno di "imitare" i sandwich wrap messicani/greci, i noodles giapponesi e le salse americane
  • Amatriciana, carbonara e pesto, ad esempio, non prevedono forse la preparazione dei sughi in contemporanea alla cottura della pasta, non sono paste "espresse" già per tradizione e come loro tanti altri primi piatti italiani
  • Se l'intento è davvero quello di sensibilizzare i più o meno ghiotti facendo loro notare che il fast-food non è solo il mc-panino, ma è insito in parte anche nella nostra tradizione gastronomica, non bastava mostrare ai "chioschettari" (perdonatemi il termine assolutamente di fantasia) come poter servire, in modo "seducente" e semplice, la tradizione  ai passanti?


Mi rendo conto di essere molto rigida nelle mie affermazioni, ma altrimenti che provocazione sarebbe? Al di là del tono utilizzato, tengo a sottolineare che le mie domande sono poste sulla base di una grande curiosità legata allo studio che sta dietro la proposta dello chef.

Detto ciò vi rimando a domani per le cicche #4 #5 #6 e #7 (tanta roba XD)
Buona lettura presente, passata e futura a tutti ^_^
***Gialla***

martedì 28 febbraio 2012

Con chi ero? Chicche e confessioni dalla settimana milanese #1 e #2

Ve le avevo promesse ormai da un po', ecco le chicche raccolte durante la mia settimana milanese, direi , la mia settimana gastronomica-milanese, altro che quella della moda dove tutti pensano a non mangiare, noi qui abbiamo mangiato con la bocca... ma anche con gli occhi!

Le chicche sono complessivamente sette; 
ecco a voi le prime due:

La visione è sconsigliata ai deboli di cuore!!!

Chicca #1
(i belli)
...Carlo Cracco...
...Simona Rugiati...
Eccoli, Carlo Cracco e Simone Rugiati, gli uomini che mi hanno fatta insultare di più in 26 anni di vita o.O
Certo, anche io me la sono andata a cercare pubblicando le foto sui socalnetwork, ma giuro che era solo al fine di documentare la mia permanenza milanese (okok lo ammetto, anche un po' per punzecchiare la mia Saponetta!), fatto sta che i colpi di "che invidia!", "ma non è giusto", "ti odio" e "sei una str***" si sono sprecati... che brutta fine facciamo davanti a uomini aitanti, ci trasformiamo in scaricatori di porto in gonnella ahahahahah XD

Ne approfitto per rispondere a chi si è meravigliato del fatto che non avessi inserito Cracco nell'elenco degli chef che mi hanno rapito il cuore durante Identità Golose, presto detto, non mi ha dato nessuna emozione particolare; mi spiego meglio, durante la lezione non l'ho visto tanto diverso da come ero abituata quando lo vedevo a Masterchef, sicuro di sé, capace, tanto capace, innovativo (per carità), ma nessun palpito. Quando sono andata ad incontrarlo è stato carinissimo, disponibile per la foto, sorridente, ma anche lì, davanti a me vedevo "il personaggio" e non l'uomo. Nessuna colpa a lui, ovviamente, è il sistema che me lo fa vedere così, magari conoscendolo meglio potrei dire di più, di certo ora posso affermare che è comunque taaanto affascinante e gentile :)
Piccola riflessione sulla foto che ci ritrae insieme: ma in che razza di posizione mi sono messa o.O e a tal proposito, uno dei commenti di Saponetta è stato il seguente: "sei orribileeeee!! avevi la possibilità di strusciarti delicatamente a lui e nn l'hai fatto?????????? sei una pazza!!! mah!!! XD"

Per quanto riguarda Simone Rugiati, beh, stessa cosa! L'aneddoto più carino da raccontarvi è il seguente: gironzolavo per gli stand con due delle blogger con cui sono stata di più durante la seconda e la terza giornata di IG, Daniela e La Rossa, andavamo alla ricerca di bollicine quando, tra la folla, vedo un ragazzo col cappellino degli Yankees "ma quello è Rugiati!" - esclamo - "uhhh *.*" - continuo -  "penso che se facessi una foto con lui mia sorella impazzirebbe d'invidia" (che str***); insomma, divento una sorta di teenager deficiente -.-" (lo ammetto, mi vergogno tanto), ma in mio soccorso arriva lei, Daniela, la donna che ha trovato le parole al posto mio (che balbettavo stile stupida, manco avessi davanti Jude Law XD) che chiede al povero ragazzo se fosse disposto a fare una foto con me per la mia sorellina (okok era anche la scusa buona per avvinghiarmi - continuo a vergognarmi come una ladra - XD), la disponibilità dell'homo è stata immediata e corredata da baci.

So che in questo preciso momento Nannao starà per chiudere la lettura del post e mettendo il muso, ne approfitto per rispondergli con le sue stesse parole: "amore... ma dai, sono persone dello spettacolo, non esistono XD"

Ok, adesso che ho finito di sput***, passiamo alle cose serie :)

Dopo avervi detto di quello che ha fatto per me Daniela, passiamo all'altra "compagna di avventure" direi anche "...di merende" se non fosse che qualcuno potrebbe pensar male dato che vengo da Palemmo!


Chicca #2
(la gola)
Girare con La Rossa per gli stand è uno spasso, uno e due incontra qualcuno che conosce, le bollicine sono il suo "pallino" e gli standisti le crollano ai piedi... guardate un po' che "merendina" abbiamo fatto un pomeriggio?! Sarà stato che era interessata al prodotto, sarà che siamo state a rimbambire il gentil'uomo atapiratissimo con tante domande e affermazioni, che alla fine abbiam fatto fuori una scatoletta di caviale l'uno.
Immaginate la scena, da che parlavamo a che ci ritroviamo davanti due scatolette in bella vista, ci viene detto "prego assaggiate", poi "prego, se volete potete finirlo"... voi che avreste fatto? Ci siamo guardate, abbiamo scosso la testa e abbiamo detto "ma, no, si figuri"... il nostro "no" però è durato solo il tempo che il "Signor Caviale" abbozzasse una frase per  riproporre l'offerta che già giravamo per tutta la sala con le scatolette in mano... che signore! Ahahahah XD
Finto caviale...
... vero caviale :p
si commenta da sola! XD
A domani con la prossima chicca...
***Gialla***

martedì 21 febbraio 2012

Facce da Identità: gli chef che hanno fatto breccia nel mio cuore



Ve lo dicevo già nel primo post dedicato ad Identità Golose 2012, l’anima del congresso sono stati gli chef in tutte le loro declinazioni e specializzazioni. Ognuno diverso dall’altro, c’erano quelli “dolci”, quelli “salati”, quelli “pregiati&stellati”  e quelli “di campagna”, ma tutti avvolti dalla passione per il loro lavoro. Sì, questa è la sensazione che mi è stata trasmessa da ognuno di quelli che ho avuto la possibilità di ascoltare. Dai più estroversi ai più impacciati si evinceva proprio questo, c’era quello sicuro del fatto suo che rispondeva spedito alle domande più personali e quello che invece, preso dall’emozione, iniziava a balbettare, ma tutti, nel momento in cui si trovavano a dover parlare del proprio piatto, si trasformavano, ritrovandosi a descriverlo con quanto più orgoglio e amore potessero provare.
Altro che chef-star come ormai ci vengono proposti dai media, loro erano lì, pronti a raccontarsi e soprattutto a divertirsi e a condividere queste giornate con i colleghi, gli amici e tutti i presenti.

Senza troppe difficoltà alcuni hanno letteralmente fatto breccia nel mio cuore e non parlo in termini esclusivamente gastronomici:

Aimo e Nadia: nonostante le grandi ovazioni e le standing ovation sono sempre apparsi in pubblici in punta di piedi, facendo quasi spallucce come a dire «ma noi facciamo solo quello che ci fa star bene!». (Il Luogo di Aimo e Nadia)


Moreno Cedroni e Mauro Uliassi: due uomini nessun perché! Frizzanti, divertenti, una coppia da cabaret tra i fornelli. Impressionanti i tempi scenici, quasi come se provassero il loro intervento da giorni. Due chef che hanno le rispettive attività a pochi passi l’una dall’altra e che hanno sposato la tecnica di marketing più politically correct, quella de “l’unione fa la forza”. (Cedroni- Madonnina del pescatore; Uliassi - Ristorante Uliassi)
Cappelletti di Zia Elena - Uliassi


Stevie Parle: l’inghilterra fatta ragazzo… un motorino nel parlare (povera traduttrice costretta ad interromperlo per riuscire a tradurre il più possibile) e nel cucinare. Una personalità forte ed ironica (humor inglese, obviously :p) che racchiude tra i fornelli gli stili di tutto il mondo. (The Dock Kitchen)
Gnudi verdi all'olio d'oliva toscano


Felice Sgarra: la Puglia scorre nelle sue vene forse in pari percentuale con il sangue, si emoziona tantissimo parlando della sua terra! Quello che più mi ha colpita è l’idea di realizzare un orto a fianco del suo ristorante di appena un anno di età, non un orticello e basta, lui lo a definito «Orto à porter», avrà un’estensione eccezionale di 500 mq e una duplice utilità, quella di servire la materia prima per la realizzazione di alcuni piatti del ristorante e quella  educativa. Gesto nobile e di sicuro interesse! (Ristorante Umami)
Spaghettoni di taralli con pomodorino di Torre Guarceto
su pesto di 
cristauri e caciocavallo podalico


Franco Aliberti: colui che nonostante avesse riempito un’intera sala con parenti, amici, tifosi, clac e chi più ne ha più ne metta è riuscito a creare intorno a me l’atmosfera che più mi rende serena e felice.
Durante la sua lezione l’aria era intrisa di magia, una magia che profumava di cardamomo, camomilla e caffè&latte.
Questa forse è stata la lezione che avrei desiderato durasse di più, la mia espressione sarà stata con molta probabilità quella di una bambina dentro un negozio di caramelle, gli “wow” che saranno usciti dalla mia bocca suppongo non si riescano a contare. 
Mi perdonino coloro i quali non amano i sentimentalismi, ma io davanti a bolle di sapone al cardamomo, zuppa inglese scomposta in bolle golose (la migliore della mia vita e che mangerei senza mai fermarmi per quanto fosse delicata e gustosta), krapfen come cuscini profumate alla camomilla e biscotti che solo dall’odore sembrano farti tuffare con loro dentro una tazza di caffè&latte non riesco proprio a non restare incantata.
Franco ha per l’occasione realizzato anche delle dispense che non sono da meno in fatto di suggestioni “bambinesche”, infatti, prima della spiegazione dettagliata delle ricette, vi sono delle immagini che illustrano i piatti. È inutile che vi descriva a parole le sensazioni che ho provato guardando quelle immagini, lascio a voi il piacere… eccole:
Ricordi...

Zuppa Inglese in Bolla...
Insomma, il Pasticcione mi ha letteralmente conquistata con la magia e con il suo «disordine controllato». (Osteria Francescana)



Enrico e Roberto Cerea: lì per lì, quando li sentivo parlare e li vedevo all’opera, non mi suscitavano alcuna particolare emozione, bravi sì, anche bravissimi nel loro mestiere, ma nulla di diverso da tanti altri. Poi qualcosa è cambiato, i due fratelli si erano impegnati nel riuscire a far gustare all’intera platea uno dei loro piatti forti: i paccheri con salsa di pomodori, basilico ligure e grana padano; la particolarità? Preparati e mantecati espressi sul palco. Come mi hanno conquistata? Assolutamente facendomi risentire quel sapore di casa misto a golosità infinita, ho gustato quei paccheri con grande dedizione e contemplazione. Una goduria che non riesco ad esprimervi a parole! (Relais & Châteaux)
Paccheri con salsa di pomodori, basilico ligure e grana padano  

Massimo Bottura: l’uomo che incarna un’altra mia anima, quella della comunicatrice pubblica, una lezione che a tratti suona come un comizio sul bene pubblico con parole volte a sensibilizzare i cittadini sulle ricchezze e le potenzialità del Bel Paese, sullo scambio di conoscenze, che insiste sul concetto di guardare al passato senza nostalgia, ma con intelligenza.
Lui che, con una “semplice” pasta&fagioli, va «dal classico all’avanguardia passando per sua nonna».
È un uomo che a molti potrebbe sembrare semplicemente pieno di sé, ma per me è lo Steve Jobs della cucina italiana, innamorato del proprio lavoro come si ama l’amore della propria vita, orgoglioso e fiero di parlare, ma soprattutto di diffondere il suo pensiero e le sue conoscenze, «stay foolish stay angry» sarebbe potuta essere perfettamente una sua frase. Quando parla della sua Brigata ha gli occhi che brillano, non sono trattati come figli, ma come se fossero le parti di uno stesso corpo che devono imparare a convivere e soprattutto a collaborare tra loro, seri nelle azioni, ma sorridenti in volto.
A dirvela tutta, andrei all’Osteria Francescana non per mangiare seduta al tavolo venendo servita e riverita, ma per poter condividere il momento del pasto nel retrobottega insieme a tutta questa brigata di mattacchioni, per poter quindi respirare un po’ di quell’energia già tanto forte solo a sentirla raccontare.
Unici rimpianti, non essere riuscita ad assaggiare i suoi piatti (o quasi), Bottura si preoccupava tanto del fatto che tutti in sala potessero assaggiarli che continuava a ripetere ai camerieri di non limitarsi a servire solo le prime file, ma anche di andare in fondo e di lato… peccato che io mi trovassi in quinta fila e al centro, che in quel caso era un pelo più lontana dalle prime (non sapete quante volte il piatto è arrivato a chi mi sedeva di fianco e non a me XD) e troppo vicina per essere “in fondo”; ringrazio però chi ha acciuffato (lo scoprirete nella prossima puntata) un piattino con lo stecco al foie gras e me lo ha passato :p, almeno un piatto l’ho stretto tra le mani e gustato!
Stecco al foie gras
(scusate la pessima fotografia, ma tutta colpa della fretta e della gola...
chissà se me lo fregavano :p)
E per ultimo quello di non essere riuscita a presentarmi, ma sono certa che non mancheranno occasioni… e fidatevi, non è una frase che si dice come quando si parla di qualcuno famoso, mi sarebbe davvero piaciuta una chiacchierata con lui :) (Osteria Francescana)


Heinz Beck: mi è venuto istintivo definirlo un “concentrato di dolcezza”; lo conoscevo dalla TV, ma dal vivo è veramente il massimo, per me è la versione maschile della Signora Minù, dolcissimo, disponibile, a tratti imbranato (in senso bonario e non nell’arte culinaria) e di certo ironico.
Il modo perfetto per terminare questa tre giorni fatta di sorrisi, insegnamenti e piccoli momenti di intensa magia. (La Pergola)

Per le chicche vi rimando alla terza puntata... restate connessi ^_^
***Gialla***

venerdì 17 febbraio 2012

Torta al limone senza uova e burro e BUON COMPLEANNO piccola grande Gialla


Sino ad un paio di ore fa non capivo il motivo per il quale alcuni genitori si commuovessero il giorno del compleanno dei propri figli, o meglio, una spiegazione me la davo, ma la loro reazione mi sembrava davvero eccessiva. 
Ora, però, la questione mi sembra decisamente più chiara, a mia volta non riesco a smettere di commuovermi, provo e riprovo a scrivere questo post, ma le parole si accavallano l’una sull’altra senza che io riesca a metterle in ordine. Il perché della mia commozione è presto detto, il 17 febbraio del 2008 l’aluccia di Gialla, cliccando il pulsante “pubblica”, dava il via a quello che sarebbe stato il suo primo post e l’inizio di un viaggio ad oggi meraviglioso
Guardo indietro è sono felice, felice di quella scelta inconsapevole del fatto che avrebbe potuto cambiare la mia vita.
Quattro anni possono essere tanti o pochi in base al punto di vista di chi si trova a fare il bilancio, per me sono perfetti. Non vi ho mai raccontato veramente chi sia Gialla, ve l’ho sempre fatto scoprire poco a poco tra le righe dei miei post, ma ora è arrivato il momento di presentarvela ufficialmente e di farvi capire perché questo numero sia così importante per lei.

Gialla nasce per merito di Nannao, è lui a chiamarla così, lui ad essersi innamorato di quella che è ora e di quella che era un tempo, in ogni caso ai suoi occhi è sempre una bimba dai capelli color oro legati con un elastico blu che li lascia cadere a fontanella e che quando è felice cammina ondeggiando come una piccola papera; il tempo passa, ma lei ha sempre 4 anni.
Nannao asserisce che dallo scoccare di quell'età rimase sempre la stessa, con gli occhi grandi, ben spalancati e felici di guardare il mondo, golosa e curiosa.
Ha sempre sbirciato quel che avveniva in un luogo che per lei era il più magico di tutti, la cucina, all’interno di quella stanza ritrovava tutte le emozioni che può provare un essere umano o quasi. Quel piccolo regno composto da pentole, padelle (tante padelle!), coltelli, forchettoni, taglieri, ciotole e ciotoline, utensili di ogni forma e colore, la incantava. Avrebbe passato le ore a guardare la sua mamma cucinare, le bastava anche solo sentire il suono che scaturiva dalle sue azioni per farla sentire bene; il battere di un cucchiaio di metallo contro una pentola, la lama del coltello che attraversava la polpa soda delle zucchine per poi infrangersi sul tagliere, il fruscio della carta d’alluminio, lo scorrere dell’acqua, l'incontro dei mestoli ogni volta che si apriva o chiudeva lo sportello del mobile, lo stridere della forchetta sul piatto ed il tintinnare dei bicchieri erano musica per le sue orecchie. Era cosciente che non era sempre tutto facile, ma anche le bruciature per lei erano affascinanti, rappresentavano comunque l’impegno nel creare qualcosa.

Sono felice di essere ancora “Gialla”, di vivere la cucina come il luogo che mi coccola e mi protegge, che mi accoglie nei momenti di più alta euforia o bassa tristezza e soprattutto sono orgogliosa di quello che è stato e che è per me questo spazio virtuale che diventa, giorno dopo giorno, sempre più reale.
Spesso da piccola venivo accusata di non mettere abbastanza grinta in quello che facevo; poca grinta a scuola, poca con i compagni, poca nella ginnastica… in realtà la grinta c’era, solo che era una grinta controllata, erano ambiti nei quali il mio volere contava solo sino ad un certo punto e in fondo non ne valeva nemmeno tanto la pena… ma adesso credo di essere riuscita a trovare l'ambito in cui la mia grinta riesce a toccare i massimi livelli; mi guardo indietro, rivedo me quel giorno di 4 anni fa, ero gasata dall’idea di intraprendere una nuova avventura, ero felice di dire: “ho messo in atto il mio piano, nulla di impostato e prestabilito, anche in questa nuova avventura mi lascerò guidare dalle più alte emozioni... spero che le mie idee possano essere utili e appezzabili.
Ringrazio tutti coloro che passeranno da questo FoodBlog e che lasceranno una traccia della loro visita, spero anche di poter scambiare idee e consigli con chi vorrà!
Da quel giorno di strada la paperella (p.s. il logo era un disegno fatto per Nannao) ne ha fatta, sono arrivati tanti altri post, ricette, pensieri, emozioni, ma anche nuovi incontri che hanno riempito e scandito le sue/mie giornate e chissà, magari anche cambiato quella che sarà la sua vita futura.

Oggi quindi non è solo il compleanno del blog “Gialla tra i fornelli”, ma è anche quello di quell’alter ego, che spesso si fonde e si confonde con l’ego principale.

Do un ultimo sguardo indietro, respiro fiera, chiudo gli occhi, raccolgo tutta l’emozione e, augurandomi di essere ancora felice in questo mondo come oggi, li riapro per guardare al futuro mio, di questo spazio e delle belle avventure che vivo quotidianamente con tutti coloro che passano da queste pagine virtuali e senza i quali, con assoluta certezza, tutto questo non sarebbe arrivato ad esistere sino a questo giorno.

Basta chiacchiere! Signorina Ornella, qui si scrivono cose belle e divertenti, niente lacrimoni… e soprattutto tante cose mangerece…
È Gialla che vi parla (ok mi sto facendo prendere la mano, ma è bello lasciare litigare ego ed alter ego :p) e vi racconta la ricetta di oggi, quella di una torta nata per questa ricorrenza, ma che cade in un periodo, come già detto in precedenza, di grande confusione in casa. La ristrutturazione procede a pieno ritmo e, volendo, anche senza troppi disagi, ma mettersi a fare una torta tanto elaborata non era proprio il caso avendo una cucina accampata in uno studio e il lavandino (delicato) del bagno come lavatrice; così mi sono attrezzata, la torta doveva prevedere l’uso di pochissimi utensili e soprattutto facili da lavare e avere gli ingredienti che meno sporcassero ed impuzzassero. Di conseguenza, ho previsto l’uso esclusivo di:  un robot da cucina, un coltello, un cucchiaio, una tazza, una grattugia e una teglia in silicone (in questo caso ho usato quella con la forma di girasole della Happyflex); ed ho bandito: uova e burro
Che poi, vedete le coincidenze… anche per i 2 anni di Gialla avevo preparato una “torta senza”, ma quella era al cacao :) 

Torta al limone 
(senza uova e burro)

torta al limone senza uova e burro
Ingredienti
  • 220 g farina
  • 200 g zucchero semolato (+ un cucchiaio da spargere sulla superficie)
  • 250 ml latte
  • 1 bustina di lievito
  • il succo e la scorza grattugiata di un limone
  • 2 cucchiai di olio evo
  • 1 cucchiaino di zenzero in polvere (facoltativo)
  • ½ cucchiaino di semi di cardamomo ben pestati (facoltativo)
  • semi di ½ stecca di cannella o una bustina di vanillina
  • un pizzico di sale        
Nel robot (ma anche in una ciotola) mescoate farina, sale, zucchero, lievito e scorza e succo di limone; aggiungete lentamente il latte e l’olio.
Imburrate ed infarinate lo stampo (se tondo quello da 20 cm Ø è perfetto) o in alternativa usatene uno di silicone (se avete il timore che non possa staccarsi con facilità ungetelo pochissimo con dell’olio) e versate il composto.
Infornate a 180° C (forno preriscaldato) per 20 minuti circa, fate sempre la prova dello stuzzicadenti e servite una volta raffreddata e cosparsa di zucchero.

Buon compleanno piccola grande Gialla ^_^
e grazie mille a chi c'è dal primo giorno e a chi è arrivato solo oggi!
***Gialla in collaborazione con Ornella***
:p

martedì 14 febbraio 2012

Identità Golose: peccato sia già finito!


Prendere appunti è stata sempre un’azione che mi rilassa, in quel momento mi sento al sicuro; archivio parole, sentimenti, pensieri, azioni di altri e mie che sono certa in quel modo rimarranno indelebili, potrò portarle con me anche quando la memoria e la stanchezza in generale giocheranno brutti scherzi.

Ho avuto un’ottima scuola in tal senso, riesco scrivere tutto quel che voglio e a seguire senza perdere il filo, insomma, ho la certezza di poter portare via con me ogni sapere… Ma a volte gli scherzi non arrivano solo dalla memoria, arrivano anche dal destino che incastra i momenti a suo piacere. Così basta un attimo, basta che si corra da una parte per salutare uno chef amico che puff… quel piccolo archivio che porti sempre con te non venga posato come si deve dentro la borsa e venga smarrito.

Perdonatemi quindi se non sarò precisa in alcune parti del mio racconto; so che potrei andare a leggere articoli e resoconti della manifestazione da più fonti, ma detto tra noi non voglio farlo! In questo modo, lascio da parte la razionalità (per quanto possa riuscirci) e colgo l’occasione per rendervi partecipi di quelle sensazioni che questo congresso ha lasciato in me. In fondo, come appena detto, per quelle descrizione dettagliate e “oggettive” ci ha già pensato qualcun altro in questi giorni e basterà semplicemente digitare “identità golose Milano 2012” su qualsiasi motore di ricerca on-line che potrete leggerne quante ne volete.

E poi, la bontà di un evento non si calcola forse in base alle sensazioni ed ai ricordi che lascia a chi vi ha preso parte?

Per me è stato il primo anno ad Identità Golose Milano, ma di eventi, congressi, manifestazioni più o meno grandi ne ho visti davvero tanti, sia come addetta ai lavori che come spettatrice/uditrice.

Voglio partire dalla fine, la sensazione che ho ripensando a quello che ho vissuto durante quei tre giorni è di serenità e gioia, nonché di appagamento della mente e del gusto senza tralasciare un sentore speciale di euforia per l’apprendimento e per la condivisione.

Alla domanda «com’è andato il congresso?», ho sempre risposto «peccato che sia finito!».

Nessuno «stress da evento». Nessuna calca esagerata, gli unici momenti di confusione potevano essere solo quelli vicino gli stand durante “l’ora di punta” (momento della pausa congressuale), ma si trattava sempre e comunque di una “calca controllata”. Nessuna discussione per quanto riguarda i turni per le degustazioni, niente spintoni e/o schiamazzi, tutti molto sorridenti e con tanta voglia di chiacchierare (compresi gli standisti che spesso e volentieri, durante le manifestazioni, troviamo seduti in posizioni quasi da pisolino e arrotolati sonnecchianti in caldi maglioni).

Di certo il pubblico della manifestazione non era quello dei grandi eventi di massa, anche se numeroso, molti esperti del settore e addetti ai lavori, di certo TUTTI appassionati del mondo della gastronomia! Questo, forse, il vero motivo di cotanti sorrisi e nessun momento imbarazzante (intendo quei classici episodi da “sagra di paese” con gente che mangia a  quattro ganasce e ragazzini brilli!).
La location di questa edizione è stata quella del MiCo. Lo spazio riservato all’evento è risultato essere assolutamente delle dimensioni perfette, né troppo grande, né troppo piccolo e soprattutto ben organizzato sia per quanto riguarda la zona espositiva che per quella dedicata al congresso vero e proprio.

Noia? Non pervenuta!
Oltre ad i numerosi stand che regalavano ai visitatori profumi, gusto e colori, tre sale + una (quella dedicati ai piccoli momenti d’incontro con gli sponsor) dove si alternavano chef ed esperti del settore con le loro lezioni.

Il grande tema centrale della manifestazione “Oltre il Mercato” ha messo in primo piano il concetto di scelta e cottura della materia prima; questo grande filo rosso abbracciava però altri fili, quello delle “giovani promesse” (siamo ormai in clima Sanremo anche nel mondo della cucina) con Identità Vent’anni, quello “verde” con Identità Naturali, quello “rosa” con Identità Donna, le P Identità di Pizza, Pane e Pasta passando per quelle della Carne e del Trentino concludendo poi con tutta la dolcezza del Dossier Dessert.

Gli interventi in programma ed i temi trattati erano talmente ricchi che hanno creato in me, ma non solo, l’imbarazzo della scelta a volte effettuata quasi tramite il lancio della monetina.
È raro che sia rimasta senza posto a sedere, solo alla lezione di Cracco alla quale sono arrivata non troppo in orario (mannaggia!), ma per il resto i posti erano adeguati e anche quando si rimaneva in piedi non era difficile poter seguire chi stesse parlando sia dal punto di vista audio che visivo (benedetti maxi schermi!). 
L’organizzazione è sembrata una piccola macchina da guerra, non ho notato grandi problemi e se vi fossero stati beh… sono stati bravi a mascherarli, qualche piccolo ritardo a volte voluto (vedi la lezione di Cracco posticipata di qualche minuto per permettere a più persone di potervi prendere parte) e a volte causato dalla parlantina del relatore, ma nulla di sfiancante o irritante.
L’anima del congresso sono stati gli chef in tutte le loro declinazioni e specializzazioni. Ognuno diverso dall’altro, c’erano quelli “dolci”, quelli “salati”, quelli “pregiati&stellati   e quelli “di campagna”, ma tutti avvolti dalla passione per il loro lavoro. Sì, questa è la sensazione che mi è stata trasmessa da ognuno di quelli che ho avuto la possibilità di ascoltare. Dai più estroversi ai più impacciati si evinceva proprio questo, c’era quello sicuro del fatto suo che rispondeva spedito alle domande più personali e quello che invece, preso dall’emozione, iniziava a balbettare, ma tutti, nel momento in cui si trovavano a dover parlare del proprio piatto, si trasformavano, ritrovandosi a descriverlo con quanto più orgoglio e amore potessero provare.
Altro che chef-star come ormai ci vengono proposti dai media, loro erano lì, pronti a raccontarsi e soprattutto a divertirsi e a condividere queste giornate con i colleghi, gli amici e tutti i presenti.
Alcuni dei piatti fatti degustare...
Come potete immaginare, il cibo non è affatto mancato, ma le degustazioni non sono avvenute soltanto negli spazi espositivi, molti sono stati gli chef che durante le loro lezioni hanno preparato e servito delle porzioni da degustazione dei piatti di cui stavano parlando, ciò ha aiutato noi uditori sia a comprendere meglio le loro spiegazioni che a poter interagire con più cognizione di causa con questi

La mia conclusione? 
Sin'ora ho sempre assistito a congressi "seriosi", dove ci si confrontava tanto, ma altrettanto ciondolavano le teste dalla stanchezza/noia, dove la gente cercava in tutti i modi di scappar via ed esultava al momento del coffee break... Questa volta non ho visto nulla di ciò, anzi, ho bene in mente la voce di chi chiedeva alla gente di recarsi all'uscita in quanto la fiera stava per chiudere.
In definitiva, questa manifestazione è stata, dal mio punto di vista, un vero successo e non solo per merito di chi l'ha organizzata (certo, il lavoro del dietro le quinte sarà stato davvero notevole ed impegnativo), ma anche per merito di chi vi ha preso parte non solo essendo presente, ma anche vivendola.

Tutte le mie osservazioni sono comunque da contestualizzare alla mia persona; una laureata in comunicazione, studiosa del fenomeno "foodblog", con un passato (e presente) nell'organizzazione di eventi, avente una passione sfrenata per l'enogastronomia e soprattutto con un'enorme voglia di imparare e di conoscere sempre di più ogni sfaccettatura di questo mondo; va da sé, dunque, che questi tre giorni siano stati per me un'immensa fonte di apprendimento e un'opportunità per nuovi incontri da non sottovalutare.

Presto il racconto degli chef che mi hanno colpita di più 
e di qualche chicca del dietro le quinte (incontri, foodblogger, golosità e tanto atro)  :)
Restate connessi!!!
***Gialla***

sabato 4 febbraio 2012

Una papera a cipolla ad Identità Golose


Ci siamo! 
Valigia chiusa, scorta di coccole da parte di Nannao fatta, tra pochissime ore mi attende un nuovo viaggio... una nuova esperienza tra food, incontri e NEVE/FREDDO o.O

Starò via una settimana, direzione Pinguinesia... Ops scusate, Milano. La scusa ufficiale è il congresso di Identità Golose, quella ufficiosa è invece l'occasione di incontrare un po' di gente vecchia e nuova, foodblogger, chef, giornalisti, amici e parenti. Insomma si preannuncia una settimana ricca d'impegni e divertimento! 

Ho però dei pensieri che ingorgano la mia mente... Partire da sola? Naaaa già fatto (ok lo ametto, mica sarebbe stato tanto male rapire Nannao e portarlo con me :p) Incontrare gente nuova? Nemmeno, fatto anche questo. Stare in mezzo alla folla di una manifestazione? Idem con patate... 

E allora???
Signori miei, la sottoscritta non ha la più pallida idea di cosa sia nel concreto la neve; mai vista da vicino e tantomeno mai toccata! Non so proprio che voglia dire freddo con un - (meno) davanti... 

Sono sicula, sto in pianura e sono una papera ^_^!!! 

Nella mia valigia ci sono pochissime cose (non, non sono né una brava femminuccia, non ho fatto alcun voto né tantomeno è non ho un tubo da portare... è solo che nel bagaglio a mano posso portare solo 10 kg :p), ma di certo ho l'intera gamma di spessori di maglia (rende l'idea, sono stanca e non mi viene in mente modo migliore per descrivervi i capi :/). 

Insomma, diciamo che dire che sono pronta per affrontare il freddo è un parolone, ma, siccome le avventure servono a crescere, eccomi qui, inizia l'avventura di una papera travestita da cipolla e che spera di non fare una brutta fine nel congelatore >.<!

Tutte le info relative al congresso le trovate qui

Per tutti: potrete seguire l'evolversi della mia esperienza al congresso sia seguendomi su Facebook (profilo: Ornella Daricello; pagina: Gialla tra i fornelli) che tramite Twitter (@giallafornelli); in ogni caso, l'hashtag ufficiale dell'evento è #identitamilano.


Per i foodblogger: l'organizzazione permetteva di potersi accreditare per una giornata (scusate se lo scrivo solo ora sul blog, ma non avevo avuto la possibilità prima, spero lo abbiate letto quando l'ho scritto su facebook e twitter), potete però provare a contattarli al seguente indirizzo e-mail elisa.pella@magentabureau.it magari riuscite ad ottenere ancora qualche pass :)

Se andrete al congresso o semplicemente sarete a Milano e vi va di incontrarci... CONTATTATEMI!!! Sarò lì da oggi sino a giorno 11.

Buona permanenza a chi reste e buon viaggio a chi va ^_^
***Gialla***

mercoledì 1 febbraio 2012

Una Red Velvet agli agrumi travestita da giocatrice di carte

 Ci siamo, gli operai hanno preso possesso di metà casa, non una metà qualunque, cucina e bagno mio e di Saponetta in primis, seguirà il salone e poi lo studio di papà… e noi abbiamo deciso di convivere con i lavori.

Ero convinta che avrei iniziato questo post lagnandomi per quando casino ci fosse in casa e invece… sembra incredibile, ma la mattinata è andata più che bene (eccetto quando mi hanno levato l’acqua calda in piena doccia, ma è stato solo per un attimo).

Il nostro accampamento è pronto da una settimana e ci siamo adattati davvero con facilità. Adesso abbiamo uno studio-cucina, io ho parte del bagno nella mia stanza e infiltrati tra mensole e libreria ci sono latte con biscotti e marmellate varie. Eravamo convinti che anche cucinare sarebbe stato un problema, invece basta solo organizzarsi, abbiamo scelto accuratamente utensili&pentolame vario, abbiamo lasciato il piano cottura, il forno ed il microonde. 
Eviteremo grandi vapori (grazie alle pentole a pressione) e fritture (frittate e cotolette, per esempio, sono buonissime anche fatte al forno) per salvaguardare il più possibile i libri ormai grandicelli di papà. 

È vero, c’è gente che vive in 30 mq, ma un conto è viverci da sempre ed un altro è abituarsi. Ovviamente niente lavastoviglie, niente lavello e niente pila, quindi stiamo cercando di usare meno cose possibili, di ungere e sporcare di uovo, l’unico appoggio è il lavandino del bagno di mamma e papà che è delicato.

In ogni caso sono decisamente ottimista, mi resta solo da sperare che l’impresa sia ottima e veloce e che non ci siano gli stessi intoppi di quando venne rifatta la mia stanza (2 mesi per riprendere pareti e cambiare gli infissi o.O).
Ad ogni modo vi terrò aggiornati e magari posterò qualche ricettina salva-libri e salva-stoviglie.

Oggi però vi presento l’ultima torta decorata in pasta di zucchero preparata prima della “tempesta”, ma con il minimo di utensili&pentolame in quanto già avevamo impacchettato tutto.
È stata realizzata per il compleanno della mia mamma e decorata a quattro mani con Saponetta.
Il tema è uno dei suoi preferiti in assoluto, carte francesi a gogo!!!
Vi ho mai detto che è un’accanita giocatrice di Burraco dal vivo e on-line? Vi risparmio i commenti, vi dico solo ce con la scusa della cucina-studio… può giocare e cucinare in contemporanea :p
  
Si tratta di una finta Red VelvetCake, in quanto la base è un pan di spagna rosso agli agrumi, la crema interna è all’arancia e la copertura esterna di panna e pasta di zucchero.

Red Velvet agli agrumi 
travestita da giocatrice di carte


 Pan di spagna:
dosi per una tortiera da 15 cm Ø
  • 3 uova
  • 150 g di farina 00
  • 150 g di zucchero
  • La scorza grattugiata di ½ limone; ½ arancia; ½ mandarino
  • 1 cucchiaino da tè di lievito per dolci
  • 1 cucchiaio d’olio evo
  • 3 cucchiai di acqua tiepida
  • colorante rosso q.b.

Montate le uova con lo zucchero fino a renderle bianche e spumose (circa 10 minuti).
Setacciate la farina con il lievito, aggiungete l’essenza, l’olio e l’acqua  dove avrete diluito il colorante.
Unite al composto ottenuto le uova montate con lo zucchero procedendo poco per volta e dal basso verso l'alto.
Versate il tutto nella tortiera.
Infornate a 180° C per circa 30 minuti, fate sempre la prova dello stecchino.

Crema all’arancia:
  • 1l latte
  • 100 gr farina 00
  • 160 gr zucchero
  • Scorza di un’arancia (non grattugiata)
  • 200 ml panna da montare
  • 1 cucchiaio raso di zucchero a velo

In un pentolino setacciate la farina e lo zucchero, aiutandovi con una frusta incorporate poco per volta il latte (procedimento tutto a freddo), aggiungete la scorza d’arancia e mettete sul fuoco. Procedete come per la crema gialla, mescolate sempre e togliate dal gas quando vedrete che riuscirete a scrivere in superficie con la stessa crema.
Montate la panna (assicuratevi che sia ben fredda, monterà con più facilità) con lo zucchero a velo.
Quando la crema sarà fredda, aggiungete poco per volta e mescolando dal basso verso l’alto la panna montata ottenendo così un composto spumoso.
Per la copertura:
  • 200 ml di panna da montare
  • 1 cucchiaio di zucchero a velo
Montate la panna ben ferma (assicuratevi che sia fredda) insieme allo zucchero e rivestite tutta la superficie della torta.


Pasta di zucchero (per questa torta ne ho fatte due dosi!):
  • 225 g di zucchero a velo impalpabile
  • 15 ml di acqua
  • 3,5 g di gelatina in fogli (colla di pesce)
  • 12,5 g di glucosio
  • 3,5 ml di glicerina*
  • ½ cucchiaio raso di burro reso a pomata

Mettete la colla di pesce a bagno nell'acqua in un pentolino, quando questa si sarà ammorbidita mettete il pentolino sul fuoco e aggiungete il glucosio.
Quando il tutto sarà sciolto e risulterà trasparente togliete il tutto dal fuoco.
In un robot mettete lo zucchero a velo ben setacciato ed incorporate il composto liquido precedentemente ottenuto, il burro e la glicerina.
Fate lavorare alla massima velocità.
Capirete che la pasta di zucchero sarà pronta quando si staccherà dalle pareti.
Rovesciatela in una spianatoia e lavoratela sino a che sarà morbida e non più appiccicosa (non aggiungete altro zucchero!!!).
A questo punto è pronta per le vostre decorazioni.

I miei trucchi per la pasta di zucchero
(ultimo aggiornamento 20/01/2011)
  • tra una lavorazione e l’altra conservatela in contenitori emetici;
  • la più o meno facilità di lavorazione della pasta di zucchero dipende anche dall’umidità presente nella stanza, più ve ne sarà, più sarà facile lavorarla. Nel caso vorreste aumentarla, lasciate bollire una pentola d’acqua mentre state lavorando, il vapore vi aiuterà;
  • per non farla appiccicare al piano di lavoro io preferisco utilizzare una parte di zucchero a velo ed una di amido di mais o di fecola di patate;
  • tra la torta e la pasta di zucchero è bene spalmare uno strato sottilissimo di crema di burro (la mia si ottiene mescolando una parte di burro morbido con 2 parti di zucchero a velo e tanto latte quanto basta per rendere cremoso il tutto: 80 g di burro, 160 g di zucchero a velo, 1 cucchiaino di latte circa) o di panna montata;
  • l’ideale sarebbe decorare la torta dopo che questa è stata un’intera notte in frigorifero per due motivi: 1) sarà più saporita al gusto, 2) avrà auto tutto il tempo di assestarsi e di essere più soda e quindi più facile da decorare.
  • tra un utilizzo ed un altro conservate la pasta in un contenitore ermetico, basta poco che questa rischi di asciugarsi.
  • se dovesse indurire, potete: inumidire con acqua o ungere con del burro le mani e lavorarla con le dita oppure fare quest’ultima operazione direttamente sulla pentola che sta bollendo facendo sì che il vapore con la sua umidità ed il suo calore, rammorbidisca la pasta;
  • per ottenere colori intensi, optate sempre per coloranti in polvere!!!
Assemblaggio:
Ho tagliato il pan di spagna in tre strati e li ho bagnati con pochissima (!!!) acqua tiepida nella quale avevo sciolto poco zucchero (calcolate circa 1 cucchiaio raso di zucchero ogni 200 ml, non volevo che la bagna risultasse troppo dolce).
Ho farcito ogni strato con la crema all'arancia.
Ho ricoperto l’intera superficie della torta con la panna montata e lasciato raffreddare in frigorifero.
A questo punto siete pronti per decorare come meglio preferite. Come potete vedere dalle foto, io ho optato per i semi delle carte francesi.

 Ancora tanti auguri alla mia mamma!!!
Buona torta a tutti e buona ristrutturazione (:/) a noi ^_^
***Gialla***

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